LUCA ALINARI

Quelle cose che non sappiamo come dipingere

Torre del Lago Puccini - Foyer del Gran Teatro Giacomo Puccini

dal 30 luglio al 29 agosto 2010


COMUNICATO STAMPA

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Vernissage
: venerdì 30 luglio - ore 18.30

Orario: tutti i giorni dalle 17.00 alle 22.00
Nei giorni di spettacolo è visitabile dagli spettatori del Festival Puccini dalle 20.00 alle 22.00

Cura mostra e catalogo:

Nicola Micieli

Ufficio Stampa :

Toscana Eventi / Comunicazione - Resp. Margherita Casazza (Via Pietro Nenni 32 – Fucecchio - Firenze)

Realizzata da:

Fondazione Festival Pucciniano - Torre del Lago - Toscana - Italia


Torre del Lago Puccini. Approdano a Torre del Lago, nel foyer del Gran Teatro Giacomo Puccini, gli aerei luminosi dipinti di Luca Alinari, vere e proprie camere delle meraviglie o, se vogliamo, finestre o specole aperte sulla dimensione dell'immaginario. Un mondo di luoghi, figure, oggetti, icone segni e segnali del mondo contemporaneo ed evocativi di stagioni e momenti dell'arte e della cultura artistica passate, che Alinari concerta con musicale sensibilità, in partiture visive di chiara intonazione cromatica e con un linearismo del disegno di andamento morbido e sinuoso, cui fanno da contrappunti e accentuazione ritmica gli improvvisi scarti del segno, le acute sezionature della forma, le pungenti note di colore.

La scelta delle opere recenti presentate nell'ambito del Festival Pucciniano, Alinari ha voluto proporle sotto un titolo intrigante: Quelle cose che non sappiamo come dipingere, e il critico Nicola Micieli, curatore della mostra e del catalogo pubblicato da Bandecchi & Vivaldi, parla per Alinari di "opera aperta", e si riferisce anche alle divagazioni letterarie dell'artista, autore di illuminanti apologhi e rivisitazioni memoriali che sono il corrispettivo verbale delle immagini pittoriche: « ... Aperta è l'opera che si lascia attraversare da folgorazioni visive che essa accoglie, e provvisoriamente trattiene, nelle sue griglie celate, ma come in trampolini disposti per rilanciarle su altre orbite, nei quadri a venire, fotogrammi di un movimentato continuum filmico ... ». Ecco, le cose che "non sappiamo come dipingere" Alinari può affrontarle perché lascia aperta l'opera, avendo prioritariamente « ... dischiuso la mente, che governa la partitura con l'abilissima simulazione della naturalità con cui devono manifestarsi, e farsi credibili, anche gli accadimenti straordinari altamente improbabili, nella considerazione comune, dunque da escludersi decisamente come incongruità e arbitrio del sogno. Accadimenti tuttavia contenuti, per quanto invisibili, nell'imo del mondo fenomenico, la cui estenzione ci è ignota, e rimane iniesplorata, finché non fissiamo lo sguardo per riconoscerne i riflessi nel nostro immaginario. Complice un "diavoletto" impertinente: quello che "si mette le dita nel naso" (Alinari) e fa scattare un cortocircuito creativo nel bel mezzo di una liturgia culturale un po' stanca, di una scontata situazione umana e relazionale che non ha molto da aggiungere alla routine ... »

Luca Alinari nasce a Firenze nel 1943. Giovanissimo, scopre la sua passione per la pittura. Come tutti i bambini disegna e dipinge. Ma Luca Alinari disegna e dipinge sempre. La pittura diventa un suo modo di esprimersi. Quasi fino a sostituire la parola. Non compie studi di pittura, ma di letteratura e filosofia. Sarà redattore di alcune riviste e recensore di testi di narrativa. Per alcuni anni lavora nel settore della comunicazione scritta e televisiva. Nel 1979 fonda e dirige la rivista d'arte "Signorina Rosina" che uscirà per alcuni numeri.

La prima mostra è del '69. Le sue sperimentazioni degli anni '70 anticiperanno gli spunti e le idee di tanta pittura italiana della fine anni '70 e primi '80: "Arte povera", "Scultura in plexiglass", "Nuovi-nuovi", "Transavanguardia". Un pittore sperimentale che lavora a cicli di ricerca. Il periodo delle fotografie ritoccate, il periodo dei grandi interni domestici, quello delle stelline, il periodo dei colori-paesaggio, il periodo dei giocattoli, del plexiglass, della scultura in vetro. È del '70 una mostra dove l'autore espone, seduto fra due tele bianche, un uomo. Titolo: Un amico e acqua.

Negli anni '90 inizia una sua lunga indagine sul paesaggio italiano: un concetto nuovo e problematico della raffigurazione visionaria di un paesaggio inesistente. Intorno al 2003-2004 avviene una metamorfosi spirituale profonda: la ricerca delle proprie radici più segrete (la grande pittura italiana classica) e insieme continua la sperimentazione, l'esperienza creativa sempre nuova e vitale. Risultato: uno smagliante ciclo che riassume una intera esistenza di pensiero pittorico. Con tutto ciò, Luca Alinari rimane un autore segreto. Centrale per le sue ricerche e defilato per la sua collocazione. Spesso frainteso e non profondamente conosciuto.

«Credo – dice Alinari – di aver recuperato istanze degli anni '70 che avevo lasciate sospese, in un flusso creativo abbastanza vorticoso di quegli anni. Avevo abbozzato ricerche, esperimenti, prove che avevo portato ad un certo punto e poi lasciato cercando altre strade. Ora riprendo alcune di quelle situazioni e le ripropongo in elaborazioni attuali».

Mostre ovunque in Italia. Biennale di Venezia con padiglione personale nel 1982 e varie partecipazioni alla Quadriennale di Roma. Gallerie: Blu di Milano, Spagnoli di Firenze, Medusa di Roma ecc. Mostre a Parigi, Madrid, Miami, Chicago, Lisbona. In collaborazione con la galleria Menhir, è da poco ritornato con una nuova mostra alla galleria Luis Burgos di Madrid. Recentemente ha tenuto un ciclo di mostre nella Repubblica Popolare Cinese grazie a una magica e profonda sintonia fra la nuova cultura della nuova Cina e la nuova, inquietante sua esperienza pittorica.

Hanno scritto su di lui soprattutto scrittori e poeti. Fra gli altri il premio nobel Josè Saramago. Per una sua opera sulla pace nel 2006 è stato ricevuto da Papa Benedetto XVI.

In un suo piccolo testo, una volta l'autore ha scritto: "La pittura ha bisogno, soprattutto, di due cose: la prima è scoprire le proprie radici. La seconda è dimenticarle.

Il suo rapporto con gli scrittori è molto significativo: Domenico Rea, Alfonso Gatto, il Nobel José Saramago si avvicinano, in tempi diversi, alla sua ricerca; nel 1974 Edoardo Sanguineti gli dedica 10 poesie e nei primi anni 80 Goffredo Parise scrive un saggio fondamentale sulla sua pittura.


INVITO

LOCANDINA


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Le immagini relative all'inaugurazione della mostra:

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