Reality 89

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settembre 2018


EDITORIALE: Pubblico o privato?

copertina reality 83


Stazione ferroviaria, ore 7. Due persone sono sedute in attesa del treno, stranamente in ritardo. Per ingannare l'attesa cominciano a parlare.

– Pubblico o privato? – domanda l'uno.
– Mi stai chiedendo se lavoro nel pubblico o nel privato? – risponde l'altro, ah, vuoi sapere se secondo me sia meglio lavorare in un'azienda statale o in un'industria privata? Un pensierino per il pubblico lo farei volentieri: tredicesima e quattordicesima, permessi, agevolazioni... Ma forse no: lavoro monotono con poco spazio all'iniziativa personale. Io lavoro in un'azienda privata giovane, dinamica.
Sono molto attivo, e contento. Certo, però, nel caso in cui i miei datori di lavoro facessero scelte sbagliate, potrei ritrovarmi a cinquantacinque anni senza lavoro e non poter andare in pensione, perché mi mancherebbero ancora molti anni per la pensione.
– Noo! – esclama l'uno mentre guarda il telefonino.

– Allora proprio non ti capisco! – risponde l'altro. – Parli forse della televisione, se guardo i canali Rai o quelli privati? Certo che la Rai con le sue belle trasmissioni di cultura e di informazione è migliore rispetto ai privati, dove c'è solo pubblicità.
– Scusa, ma da quanto tempo non vedi la televisione? – lo riprende l'uno guardandolo e sorridendo.
– Hai ragione – ammette l'altro. – Da quando mi sono sposato! Mia moglie non ha voluto in casa il televisore, perché preferisce andare al cinema o a teatro. Ma forse ora ho capito la tua domanda: mi parli di personaggi famosi, che fanno una bella vita, e se piacerebbe farla anche a me invece di fare il pendolare per andare a lavorare in un'azienda e tornare a sera.

– Ora ti spiego io – sbotta l'uno un po' spazientito guardando sempre il telefonino. – Non mi dai il tempo di parlare, che parti in quarta! Cosa è quella cosa che, dopo essere uscito di casa, in qualsiasi posto ti trovi, ti accorgi di non averla e torni di fretta indietro?
– Le chiavi di casa.
– No.
– Il portafogli?
– No. Ma dai, lo sai... è il telefonino!
– Già, – ammette l'altro, – per l'amor di Dio: è vero! Se mi chiama mia moglie e non rispondo, sono guai grossi.
– Giusto appunto, ci sei arrivato! – dice soddisfatto l'uno. – È un quarto d'ora che penso se sia il caso di raccontare e pubblicare ciò che mi è successo prima di arrivare qui, alla stazione.

– Finalmente ho capito! – esclama l'altro: – tu sei uno di quelli fissati con i social network, che qualsiasi cosa fanno la pubblicano. Quelli alla ricerca del LIKE con cinquemila amici, e poi ne conoscono di persona a malapena cinque o sei. La mattina si alzano con la parola del giorno e un pensiero da comunicare al mondo intero.
– Perché mi dici questo? – chiede risentito l'uno. – Noi gente comune non possiamo avere qualcosa da dire?
– Certo che sì: ognuno di noi ha da dire qualcosa – riconosce l'altro. – Ci sono storie che pur non essendo personaggi pubblici, dobbiamo raccontarle, non per metterci in primo piano, ma per lanciare o condividere con altri messaggi importanti di esperienze belle o brutte che siano. Lo vedi come sta andando il mondo? Noi sconosciuti facciamo di tutto per emergere e pensiamo di farlo con i social, pubblicando con chi siamo, i posti dove andiamo e cosa mangiamo. E se per caso nei paraggi c'è un VIP, subito a fare il selfie con lui. D'altro canto, il personaggio famoso, un politico un attore un conduttore o altro, per mostrarsi umano verso il suo pubblico
si fa i selfie con la famiglia in vacanza, si posta mentre cucina, mentre lava il proprio cane, oppure mentre stira la camicia del fidanzato.

In verità, pubblicare certi scatti non è sempre opportuno, e a volte possono ritorcersi contro. Ma la cosa che mi fa imbestialire – continua l'altro imperterrito, non dando nessuno spazio di risposta all'uno, e con un tono indignato – è che per avere più "mi piaci" e attrarre le persone si fanno cose sempre più strane e pericolose, come salire sui tetti, colpire le persone all'improvviso, fare tutte quelle sciocchezze che mettono a repentaglio la propria vita e quella degli altri. Come ci racconta la cronaca. Io credo che ognuno di noi deve mettersi alla ricerca della propria strada senza voler emulare gli altri, per apparire quel che non é. Bisogna invece cercare dentro di sé i propri interessi e valori e riuscire a concretizzarli; se uno ha interesse a raggiungere un traguardo, deve mettere la propria volontà e impegno per arrivarci qualsiasi esso sia, dal più semplice al più ambizioso, e non pensare che basti solo postare sui social.

L'altro, rimasto ammutolito, rimette il telefono il tasca, mentre arriva il treno.
Secondo voi, avrà pubblicato o no?

Il direttore

Margherita Casazza

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